Serbia e Bosnia – 29 maggio / 6 giugno 2026

SERBIA E BOSNIA – CROCEVIA DI FRONTIERE

Qui la storia ha fatto gli straordinari. Quando l’Impero Romano s’aprì in due creando l’Oriente e l’Occidente, si stabilì qui la frontiera tra l’est e l’ovest del mondo, tra il progresso e l’ortodossia, di volta in volta rappresentati dal papato romano e dal patriarcato di Costantinopoli, dal crocefisso e dalla mezzaluna, dal Patto di Varsavia e dalla Nato.
Come accade a tutti i crocevia di frontiere, queste terre sono state stiracchiate un po’ di qua e un po’ di là da ogni capopopolo che ne spostava santi e castelli sotto le proprie insegne. Il passato remoto, seppur turbolento ha lasciato tracce che hanno arricchito il paesaggio di quest’angolo di Balcani, giustapponendo le forme slanciate dei minareti delle moschee musulmane alle forme tozze e gravi delle fortezze slave e i colori dei mosaici delle ville romane agli affreschi dei monasteri ortodossi.
Serbia e Bosnia stanno una accanto all’altra come due parenti che si conoscono troppo. Le cicatrici del Novecento sono ovunque, la storia non è al passato remoto, ma all’imperfetto, un tempo che ancora non sembra concluso. Si parla poco di certe cose, si ricorda tutto. Jugoslavia è una parola che torna, come una poesia dimenticata.

1° giorno, venerdì 29 maggio 2026: Milano > Belgrado
Ritrovo dei signori partecipanti al mattino all’aeroporto di Malpensa, disbrigo delle formalità d’imbarco e doganali e partenza con volo di linea Air Serbia JU 417 delle 9h25 per Belgrado. All’arrivo, previsto alle 11h10 locali, dopo 1h45’ di volo, trasferimento all’hotel per la sistemazione immediata nelle camere riservate e il pranzo. Pomeriggio dedicato alla visita panoramica della città. Rientro in hotel per la cena.

2° giorno, sabato 30 maggio 2026: Belgrado
Pensione completa. Intera giornata dedicata alla visita guidata della città, con la fortezza di Kalemagdan, la cattedrale di San Sava, il museo etnografico e il museo Nikola Tesla. A termine rientro in hotel per la cena.
Belgrado. Costruita alla confluenza tra Sava e Danubio, dove la penisola Balcanica incontra la Pannonia, la capitale serba è una delle città più antiche d’Europa e una di quelle che ha avuto più nomi.
Abitata già 4.800 anni prima di Cristo, nel III secolo a.C. i Celti Scordisci fondarono Singidun nella zona che oggi è il centro storico di Belgrado. Conquistata dai Romani fu Singidunum e passando sotto Bisanzio divenne Veligradion. Il nome serbo, Beograd, città bianca, imposto alla città da Papa Giovanni VIII nel IX secolo, fu declinato in Alba Græca dai Bulgari, Nándoralba dai magiari, Darülcihad dai turchi, Weissenburg dagli Asburgo che più volte la presero e persero tra il XVII e il XVIII secolo, Castelbianco dagli italiani e Prinz-Eugenstadt dagli occupanti nazisti durante la II guerra mondiale.
Belgrado è considerata da National GeographicTM tra le dieci città mondiali dalla vita notturna più trendy e coinvolgente.
L’archivio di Nikola Tesla, il geniale inventore, considerato Memorie del Mondo dall’UNESCO è conservato a Belgrado.

3° giorno, domenica 31 maggio 2026: Voivodina
Pensione completa. Intera giornata dedicata all’escursione della Voivodina, con le visite del monastero di Krušedol (74 Km, 1h), di Sremski Karlovci (12 Km, 15’), di Petrovaradin (7 Km, 15’) e Novi Sad (8 Km, 15’). Al termine delle visite rientro a Belgrado (100 Km, 1h15’) per la cena.
Voivodina. Pianura che ha cambiato spesso padrone e lingua, dove la storia è passata senza chiedere permesso. Per secoli
confine mobile dell’Impero asburgico, fu terra di coloni chiamati a coltivare campi per tenere lontani altri imperi.
Nel Novecento le frontiere hanno lasciato segni più profondi delle guerre e le differenze tra serbi, ungheresi, slovacchi, romeni, tedeschi e ruteni più che fondersi, si sono sedimentate e sono diventate più resistenti e identitarie. Qui si cucinano ricette che non stanno nei libri di cucina etnica, ma nei diversi accenti che le descrivono.
Krušedol. Monastero femminile serbo-ortodosso sulle montagne Fruška, fondato nei primi anni del XVI secolo da San Massimo, il despota di Serbia Đorđe Branković che divenne monaco. Tutti i membri della dinastia Branković e due patriarchi della Chiesa serbo-ortodossa sono sepolti a Krušedol.
Sremski Karlovci. Città sulle sponde del Danubio, sede tradizionale della chiesa serbo-ortodossa sotto gli Asburgo e sede del trattato del 1699 tra la Lega Santa e l’Impero Ottomano, poi noto come pace di Carlowitz.
Prima fortezza romana, la città, chiamata Karom fu possesso delle famiglie ungheresi Báthory e Morović fino al 1521, quando fu conquistata dai turchi di Bali-beg.
Petrovaradin. Una delle due municipalità in cui è divisa la città di Novi Sad, è la risposta militare austriaca all’incombente paura dell’arrivo degli ottomani lungo il Danubio. Sorta di Gibilterra del Danubio, Petrovaradin fu costruita con metodo, più con il righello che con l’enfasi, scavando gallerie e calcolando distanze. La Fortezza, erede delle originali fortificazioni celtiche, romane e bizantine, oggi è tra le più grandi d’Europa.
Qui Eugenio di Savoia combatté una battaglia decisiva nel 1716, e da allora la fortezza ha guardato il fiume come si guarda una frontiera che può riaprirsi in ogni momento.
Novi Sad. Capoluogo della Voivodina, detta Újvidék in ungherese e Neusatz in tedesco.
I Celti conquistarono la regione nel IV secolo a.C. e costruirono una fortezza sulla sponda destra del Danubio, che i Romani assoggettarono nel I secolo a.C., costruendo l’insediamento di Cusum, annesso alla Provincia di Pannonia. Nel V secolo Cusum fu distrutta dagli Unni e ricostruita pochi anni dopo dai Bizantini che la chiamarono Petrikon. Tra il X e il XII secolo la città appartenne al Regno d’Ungheria che la chiamò Pétervárad, fu poi turca e alla fine del XVII secolo divenne Peterwardein, un possedimento degli Asburgo.
I nuovi regnanti vietarono alla popolazione ortodossa di abitare a Peterwardein e per loro fondarono nel 1694 sulla sponda sinistra del Danubio una nuova città, pomposamente chiamata Neoplanta, nuovo insediamento in latino, o Novi Sad, nuovo giardino, in serbo.

4° giorno, lunedì 1° giugno 2026: Belgrado > Golubac > Lepenski Vir > Kladovo
Pensione completa. Partenza per la visita della cittadella medievale di Golubac (129 Km, 2h). Proseguimento attraverso il Parco Nazionale di Đerdap lungo la sponda destra del Danubio, che in questo tratto segna il confine con la Romania, fino al sito di Lepenski Vir (40 Km, 45’). Piccola crociera (1h30’) sul Danubio, fino alle Porte di Ferro e alla colossale statua di Decebalo, re dei Daci. Al termine proseguimento per Kladovo (81 Km, 1h15’), discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.
Golubac. La cittadella medievale di Golubac compare all’improvviso, nel punto in cui il Danubio smette di essere largo e diventa corrente. L’attuale fortezza, in buona parte realizzata nel XIV secolo, si compone di tre cinte murarie e dieci torrioni rinforzati durante l’epoca delle armi da fuoco.
La fortezza di Golubac nasce nel Medioevo, contesa tra regni serbi e ungheresi, poi ottomani e asburgici, sempre per lo stesso motivo, chi controlla questo tratto controlla il fiume. E riscuote i pedaggi.
Un posto daziario, una sentinella, più che un castello, appoggiata alla roccia e al vento dove iniziano le Porte di Ferro, e il paesaggio diventa meno agricolo e più inquieto.
La guida Lonely PlanetTM include la fortezza di Golubac tra le dieci più imponenti del mondo.
Lepenski Vir. Insediamento mesolitico di notevoli dimensioni sulla riva meridionale del Danubio, nella Serbia orientale, i cui reperti fanno ipotizzare una presenza umana a partire dal 7000 a.C., che raggiunse il massimo sviluppo tra il 5300 a.C. e il 4800 a.C. Dalle testimonianze architettoniche, appare evidente che la civiltà di Lepenski Vir fosse caratterizzata da una ricca vita sociale e religiosa e da un elevato livello culturale.
Lepenski Vir si trova presso le Porte di ferro, la gola formata dal fiume lungo il confine tra Serbia e Romania.
Danubio. Nasce in una foresta tedesca e finisce in un delta che sembra dimenticato dal tempo, attraversando più storie che paesaggi. È stato frontiera dell’Impero Romano, linea di difesa, via commerciale, promessa di fuga. Lungo le sue rive si sono affacciate capitali e villaggi, eserciti e musicisti, ingegneri e poeti.
Claudio Magris lo ha raccontato come una corrente che unisce senza cancellare le differenze, lasciandole scorrere una accanto all’altra.
Porte di ferro. Profonda gola tra i Monti Carpazi meridionali e i Monti Balcani, le Porte di Ferro sono state a lungo più un problema che un passaggio. Il Danubio, stretto tra rocce e correnti, qui diventava imprevedibile e pericoloso
Nelle rocce a picco di queste gole i genieri romani, nel 34, intagliarono una spettacolare strada e nel 105, durante la conquista della Dacia, costruirono il famoso ponte di Traiano, progettato da Apollodoro di Damasco, Sulla sponda destra del fiume un’epigrafe, la Tabula Traiana, ne commemora la realizzazione.
Della strada, inghiottita dal Danubio dopo la costruzione della diga nel 1973, nulla è più visibile, a eccezione di qualche tratto; la Tabula Traiana, originariamente posta lungo il percorso della strada, è stata essa stessa salvata solo grazie al sollevamento delle rocce in cui era ricavata e a un breve tratto dell’originaria strada su cui essa sorgeva.
Per secoli questo tratto fu limes degli imperi, separando le terre dei barbari dai Balcani.

5° giorno, martedì 2 giugno 2026: Kladovo > Gamzigrad > Manasija > Sumarice > Kragujevac
Pensione completa. Partenza per la visita delle rovine di Felix Romuliana a Gamzigrad (115 Km, 1h45’). Proseguimento per la visita del monastero di Manasija (112 Km, 1h45’) e del memoriale dell’eccidio di Šumarice (81 Km, 1h30’). All’arrivo a Kragujevac (5 Km, 10’) discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.
Gamzigrad. Città abitata da valacchi che parlano romeno. Nei pressi dei bagni termali di Gamzigrad si trovano le rovine di Felix Romuliana, uno dei più importanti siti europei dell’epoca tardo romana. Le rovine appartengono a un palazzo imperiale creato da Galerio, uno dei tetrarchi di Diocleziano, che lo costruì nel 298, dopo la vittoria sui Parti, in memoria della madre Romula, sacerdotessa di un culto pagano.
Saccheggiato dagli Unni a metà del V secolo, il palazzo fu abbandonato all’inizio del VII secolo, con l’arrivo degli Slavi.
Manasija. Uno dei monasteri più importanti della cultura medioevale serba della Scuola di Morava, circondato da possenti mura turrite. Il monastero di Manasija, o monastero di Resava, fu fondato dal despota serbo Stefan Lazarević nella prima metà del XV secolo. La sua scuola era famosa per le traduzioni e le copie di antichi manoscritti slavi, latini e greci.
Šumarice. Bosco che è diventato luogo di memoria. Nell’ottobre del 1941, durante l’occupazione tedesca, qui furono fucilati migliaia di civili di Kragujevac, rappresaglia di una fredda contabilità militare.
Desanka Maksimović dedicò a quei giorni una poesia, che s’imparava a memoria nelle scuole jugoslave, più efficace di qualsiasi discorso ufficiale.
Il parco non spiega quello che non si può spiegare, ricorda. La storia per la sua follia sceglie luoghi qualunque.
Kragujevac. Città amministrativa prima ancora che industriale, nell’Ottocento fu capitale di fatto del giovane stato serbo, mentre il paese cercava una forma stabile dopo secoli ottomani. Kragujevac fu luogo di decreti, scuole e tipografie. Qui nacquero le prime istituzioni moderne, più per necessità che per progetto.
Nel Novecento le fabbriche e gli operai cambiarono il ritmo alla città, che diventò un simbolo della Jugoslavia industriale. Il suo nome resta legato soprattutto all’eccidio dell’autunno del 1941, quando la guerra colpì la città, lasciando una ferita che ha segnato il linguaggio e la memoria collettiva.
Kragujevac non ha cercato di semplificare il suo recente passato: progresso e tragedia condividono lo stesso indirizzo.

6° giorno, mercoledì 3 giugno 2026: Kragujevac > Studenica > Žiča > Vrnjačka Banja
Pensione completa. Visita dei monasteri di Studenica (108 Km, 2h) e Žiča (55 Km, 1h). Al termine partenza per Vrnjačka Banja
(27 Km, 45’), discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.
Studenica. Il monastero di Studenica è uno dei più grandi e ricchi della Chiesa ortodossa serba. Il monastero fu fondato nel 1190 da Stefano Nemanja, padre della nazione serba, che riunì in un solo stato le diverse entità slave dei Balcani. Dopo aver abdicato in favore del figlio, Stefano dedicò al monastero gli ultimi anni della sua vita.
Le sue mura fortificate racchiudono la chiesa della Vergine e la chiesa del Re, entrambe costruite in marmo bianco. Il monastero è noto per i suoi splendidi affreschi in stile bizantino del XIII e XIV secolo.
Ziča. Complesso abaziale serbo-ortodosso, dedicato all’Ascensione di Gesù risalente al XIII secolo.
Nel 1209 Stefano II Nemanjić, principe di Rascia, uno dei ducati autonomi della regione, ispirato dal fratello Rastko, ordinato monaco col nome di Saba e egumeno del monastero di Studenica, decise di erigere un monastero nella valle alla confluenza dell’Ibar e della Morava occidentale, in un punto considerato equidistante da Bisanzio e da Roma.
Quando nel 1217 Onorio III, papa dalla chiesa cattolica, conferì al principe Stefano la corona di Re dei Serbi, il fratello Saba, educato nell’ortodossia del Monte Athos, si recò allora a Nicea presso l’imperatore bizantino Teodoro I Lascaris, e lo convinse a dichiarare l’autocefalia per la chiesa serba. Nominato arcivescovo della neonata chiesa autocefala, Sava elesse Ziča come propria sede.
Nel 1221, l’arcivescovo Saba confermò con una cerimonia ortodossa il fratello Stefano Re di tutti i Serbi e con quell’atto sancì il legame indissolubile tra monarchia e chiesa serbe. Stefano divenne così Prvovenčani, primo incoronato.
Durante la seconda metà del XIII secolo, caratterizzata da conflitti che vedevano contrapposti l’impero bizantino, l’impero bulgaro, il despotato d’Epiro, l’Orda d’Oro, l’Ungheria e Venezia, l’arcivescovo Arsenio, successo a Saba, spostò a Peć la sede arcivescovile. Più volte distrutto e ricostruito, ospitò l’incoronazione di Milan IV Obrenović nel 1882. Nuovamente danneggiato durante le due guerre mondiali, dopo il terremoto del 1987, il monastero fu finalmente riportato all’aspetto originario del XIII secolo.

7° giorno, giovedì 4 giugno 2026: Vrnjačka Banja > Grotte di Stopića > Zlatibor
Pensione completa. Partenza per la visita delle grotte di Stopića (135 Km, 2h30’). Al termine proseguimento per Zlatibor (20 Km,
30’), discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.
Grotte di Stopića. Grotta fluviale lunga circa 1.700 metri, attraverso la quale scorre il fiume Trnavski. L’acqua del fiume ha fatto quasi tutto da sola, scavando nel calcare vasche e salti.
La parte turistica della grotta ha un ampio ingresso alto 18 metri, aperture nel soffitto, dette dugure, le vasche di Bigrene, depressioni delimitate da muri in pietra, pieghe tortuose e giallastre in cui l’acqua si accumula e precipita, creando la cascata, alta circa 10 metri, simbolicamente chiamata Fonte della Vita.
Zlatibor. Massiccio montuoso delle Alpi Dinariche, che si eleva fino ai 1.496 m dalla cima Tornik, delimitata a sud e a est dai fiumi Uvac e Veliki Rzav. Zlatibor si trova nella parte settentrionale della regione storica di Stari Vlah, un’area di confine tra la Raška, l’Erzegovina e la Bosnia.
La città di Zlatibor è una creazione recente, cresciuta attorno a un altopiano che per secoli non ha avuto bisogno di un centro, dove c’erano pascoli, villaggi sparsi e una vita regolata dalle stagioni. La città è un incontro tra alberghi e pensioni di villeggiatura e sanatori e seconde case, quando, all’inizio del Novecento la montagna divenne un argomento di vacanza e l’altitudine una prescrizione medica.
Zlatibor urbana non sostituisce l’altopiano, lo usa. È una città che esiste soprattutto in rapporto a ciò che la circonda.

8° giorno, venerdì 5 giugno 2016: Zlatibor > Šargan Eight > Mokra Gora > Drvengrad > Višegrad > Sarajevo Pensione completa. Trasferimento alla stazione ferroviaria di Šargan Vitasi (31 Km, 30’) e imbarco sul treno Šargan Eight delle 10h30 per Mokra Gora (circa 2h30’). All’arrivo visita del villaggio di Drvengrad (2 Km, 5’) e proseguimento per Višegrad (28 Km, 45’). All’arrivo a Sarajevo (114 Km, 2h) discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.
Šargan Eight. Traduzione inglese di Šarganska osmica, resto di una ferrovia costruita negli anni Venti per superare un dislivello che non permetteva linee dirette, disegnando un percorso che si avvolge su sé stesso come un appunto di ingegnere. Da qui il nome, che indica la forma. Per decenni servì a trasportare legname, merci, persone. Poi arrivò l’abbandono, tipico di molte infrastrutture jugoslave quando cambiarono le priorità.
Nel 1994 un’associazione locale del villaggio di Mokra Gora avviò il progetto per la rinascita della ferrovia come attrazione turistica. La riapertura della ferrovia avvenne nel 2003 e due anni dopo un’area di oltre 10.000 ettari attorno al tracciato fu dichiarata parco naturale.
Il treno utilizza sia carrozze d’epoca originali, di costruzione austriaca o yugoslava, sia vagoni turistici con gli interni in legno che riproducono nello stile quelli della prima metà del XX secolo.
Emir Kusturica l’ha usata come sfondo cinematografico, ma Šargan Eight resta soprattutto una storia di montagna, lavoro e pazienza.
Drvengrad-Küstendorf. Set cinematografico che ha deciso di vivere, un esperimento, dove la cultura prova a farsi spazio fisico, senza nascondere la propria origine artificiale.
Emir Kusturica lo costruì per un film all’inizio degli anni Duemila, ispirandosi ai villaggi di legno della Serbia occidentale e a un’idea personale di comunità. Le strade portano nomi di scrittori, registi, musicisti, in una toponomastica che è una dichiarazione di intenti. Per la sua creazione il regista ha ricevuto il Premio europeo d’architettura Philippe Rotthier nel 2005. Dopo il cinema, il luogo ha trovato una seconda vita, ospitando festival e incontri, tra cui quello dedicato al cinema e alla musica. Non è un villaggio tradizionale, ma nemmeno una semplice scenografia, Drvengrad funziona, accoglie e produce eventi.
Višegrad. Città sulla Drina, che qui non fa solo da fiume ma da linea di confine mentale, storico, spesso anche politico. Per secoli è stata un punto di passaggio tra mondi diversi. Mehmed Paša Sokolović nacque non lontano da qui e tornò idealmente in questo luogo lasciando un segno che Ivo Andrić avrebbe trasformato in letteratura. Il suo Ponte sulla Drina è un racconto di attese, di violenze che tornano, di vite che scorrono.
A Višegrad è passato anche il Novecento balcanico, con le sue fratture difficili da ricomporre e una memoria che resta presente anche quando non viene nominata. Durante la guerra degli anni Novanta il nome della città entrò nei giornali europei con macabro effetto, ma spesso senza spiegazioni. Un quarto di secolo fa nell’aprile del 1992 l’esercito jugoslavo, che fu, e ancora si definiva, popolare, attaccò Višegrad con l’artiglieria prima di lasciare spazio alla pulizia etnica dei feroci membri delle Aquile bianche di Vojislav Šešelj e delle Tigri del famigerato Arkan. Il bianco ponte sulla Drina assistette muto agli orrori.
Oggi Višegrad è una città omertosa, abitata da serbo-bosniaci dove il negazionismo impedisce che si parli di genocidio, dove perfino alcuni carnefici sono ritornati a vivere in città e dove c’è chi li considera perfino degli eroi.

9° giorno, sabato 6 giugno 2026: Sarajevo > Bergamo
Prima colazione e pranzo. Intera giornata dedicata alla visita di Sarajevo. Al termine trasferimento in aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo low cost Ryanair FR 2429 delle 20h40 per Bergamo. L’arrivo a Orio al Serio è previsto alle 22h10 locali, dopo 1h30’ di volo.
Sarajevo. Città martire, entrata nella storia quasi per caso, e poi non più uscita. Per secoli è stata un incastro di comunità, tenute insieme più dall’abitudine che dall’armonia.
Qui l’Impero ottomano ha costruito una capitale di provincia, l’Austria-Ungheria l’ha resa moderna senza renderla semplice. Nel 1914 un attentato la trasformò in un set mondiale e il resto del secolo le passò addosso più volte, lasciando visibili cicatrici. La vita continuò per ostinazione, non per eroismo.
Ivo Andrić scrisse che qui l’Oriente e l’Occidente non si incontrano, si osservano.
La guida Lonely PlanetTM include il Ponte Latino di Sarajevo, dove fu assassinato l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, tra i dieci luoghi più evocativi della I guerra mondiale. tra i dieci luoghi più evocativi della I guerra mondiale.

QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE

 BASE 20 PERSONE € 1.950

SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA € 300

*Le tasse aeroportuali sono incluse ma possono aumentare senza preavviso

Le quote comprendono:

  • voli di linea JU/FR Milano / Belgrado // Sarajevo / Bergamo;
  • *tasse aeroportuali aggiornate al 31 marzo 2026;
  • un bagaglio in stiva da 20 Kg;
  • piccola crociera (1h30’) sul Danubio;
  • escursione ferroviaria sul treno Šargan Eight;
  • sistemazione negli hotel indicati o similari;
  • pensione completa come da programma;
  • trasferimenti in pullman privato GT per tutta la durata del tour;
  • ingressi ai siti in programma;
  • guida parlante italiano a disposizione per tutto il tour;
  • auricolari radio per tutta la durata del tour;
  • assicurazione ALLIANZ sanitaria (massimale € 000) e bagaglio (massimale € 1.000);
  • assicurazione RC Tour Operator Grandi Rischi (massimale € 33,5 milioni).

Le quote non comprendono:

  • pasti in aeroporto;
  • pasti non menzionati nel programma;
  • bevande;
  • mance e facchinaggi;
  • imposta di bollo (2 € a fattura);
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce la quota comprende.

Assicurazioni facoltative:
assicurazione annullamento viaggio:
+ 75 € fino a 2.000 € di spesa
+ 110 € fino a 2.500 € di spesa
+ 135 € fino a 3.000 € di spesa
+ 155 € fino a 3.500 € di spesa

Gli importi indicati si intendono a persona e sono comprensivi di imposte di assicurazione e diritti d’agenzia.

La sottoscrizione dell’assicurazione facoltativa ALLIANZ contro i rischi di annullamento del viaggio copre per qualsiasi impedimento oggettivamente documentabile, incluso pandemia (copertura in caso di positività dell’assicurato o dei suoi familiari), malattie preesistenti e croniche, nei limiti previsti dalle condizioni di polizza.
La sottoscrizione della polizza contro l’annullamento del viaggio dovrà essere richiesta e saldata contestualmente alla conferma del viaggio con accettazione scritta di ricezione e presa visione delle condizioni contrattuali, con particolare riferimento ai paragrafi “Esclusioni”. I diritti nascenti dai contratti di assicurazione dovranno essere esercitati dal viaggiatore direttamente nei confronti delle compagnie di assicurazioni contraenti, alle condizioni e con le modalità previste nelle polizze medesime, prestando attenzione in particolare alle tempistiche per l’apertura del sinistro, alle franchigie e alle limitazioni ed esclusioni.

Operativi aerei (non sono state effettuate prenotazioni):

JU 417       Milano Malpensa Belgrado 9h25         11h10 1h45’
FR 2429     Sarajevo Bergamo Orio al Serio 20h40        22h10 1h30’

Hotel quotati (o similari):

 

 

 

Documenti necessari per i cittadini italiani adulti e minori:
Carta d’identità valida per l’espatrio o passaporto con validità minima residua di 3 mesi dalla data prevista di rientro.

Note:

  • Le distanze e i tempi di percorrenza riportati nel programma sono desunti da siti di mappe elettroniche e sono forniti, come le descrizioni delle località, a titolo puramente indicativo; la sequenza delle visite è da ritenersi orientativa e le visite previste possono non includere alcuni dei siti o dei monumenti descritti, in dipendenza degli orari e dei giorni di accessibilità stagionali e del tempo effettivamente a
  • Le tariffe aeree di gruppo non danno diritto alla preassegnazione dei posti a bordo, all’emissione anticipata delle carte di imbarco. Le nostre hostess e il nostro personale d’agenzia si adopereranno, in collaborazione con la compagnia aerea e nei limiti del possibile, per favorire una sistemazione a bordo che mantenga il gruppo unito. Potrà essere tuttavia possibile che la compagnia aerea richieda un supplemento per questo L’assegnazione di posti particolari individuali è a totale discrezione della compagnia aerea, che per alcuni di essi può richiedere un supplemento. Le regole dell’aeronautica civile prevedono che i posti antistanti le uscite d’emergenza possano essere assegnati solo a passeggeri adulti in buone condizioni di salute e che parlano fluentemente inglese.
  • Sulle tratte operate in modalità low cost i posti sono assegnati automaticamente e potrebbe non essere possibile.
  • Alcuni nomi di località e altri nomi citati nel programma sono traslitterati in lettere latine a partire dall’originale serbo. La traslitterazione dei nomi locali in caratteri latini è di tipo fonetico, per questo il medesimo vocabolo può essere ritrovato scritto in caratteri latini in forme diverse tra loro.
  • Per gli alberghi sono riportati, se disponibili, la classificazione ufficiale e, con i pallini verdi, il giudizio assegnato dal sito Tripadvisor®.

Prenotazioni entro il 20 aprile 2026, tramite il modulo in calce al presente documento e che potrete scaricare cliccandoci sopra, da inviare a
assdi.centrale@assdinazionale.it

Info:
Segretria Aassdintesa 0444 305073

ORGANIZZAZIONE TECNICA

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